Le grandi città proteggono gli infedeli pensava Alex mentre camminava sul pavimento liscio e antico di fronte alla Chiesa. Le grandi città proteggono i miserabili.. e io sono tra questi.
Non sapeva per quale motivo aveva ricevuto tanto amore, e al contempo tanto dolore dall' amore stesso. Né come mai di quell'amore non sapesse mai contentarsi. Un forte senso di inadeguatezza le prendeva la mente persino dopo avere fatto sesso; come sè avere un orgasmo e godere si sè fosse qualcosa che la rendeva misera e sporca.
Cadere,....voleva e desiderava atrocemente provare quella sensazione di libertà assoluta che il cadere senza paura e vergogna poteva dare..., eppure tratteneva a sè il sè, per non morirne, per non perdersi. Tutto ciò che aveva avuto, sempre, in fondo...era proprio sè stessa. Nel bene e nel male, nella solitudine misera. Persino nei suoi 15 anni quando tutto era girato storto, quando la sua compagna di liceo della classe a fianco l'aveva invitata al cinema in un pomeriggio di Dicembre e poi l'aveva portata a casa e l'aveva fatta sedere in poltrona "la poltrona di mio padre" le aveva annunciato.
Poi come se nulla fosse, le si era seduta addosso.
Alex aveva sentito il sangue ribollire e offuscare tutte le sue piccole piccolissime solitudini nascoste come se dal fondo impantanato della sua anima si levasse l'urlo sfrontato di qualcosa che riconosce di non essere solo.
Ma aveva taciuto.
Aveva taciuto e ingoiato; sì era alzata di scatto, goffa, e aveva detto "è ora che vada a casa".
E tutto era finito lì.
E di nuovo aveva solo sè stessa e i suoi grandi album di carta nella vecchia stanza a pian terreno.
Ora non ricordava nemmeno il nome di quegli occhi azzurri e quei capelli castano scuro che le avevano fatto sfiorare una libertà che avrebbe disperatamente rimpianto per tanti e troppi anni a seguire, scegliendo per paura di essere una storia qualsiasi, senza mai avere il coraggio di sentirsi "eccezionale" ma sempre solo "eccezione" per un tempo che aveva reso sempre più difficile riappropriarsi di sè stessa.
Così nel mescolare i ricordi mentre camminava sì trovò di fronte all'entrata della chiesa e guardando il portone antico pensò "infedele e miserabile" ed entrò.
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domenica 11 novembre 2012
venerdì 19 ottobre 2012
L'albero delle Giuggiole
Alex aveva le persone addosso e dentro
mescolate a sé senza che più sapesse dire di chi fossero certi gesti ed
abitudini e se altrettanto ora loro portassero qualcosa di lei addosso.
Si lavava i denti sotto la doccia bollente,
aveva imparato a prendersi cura delle proprie mani, sapeva cucinare il cous
cous, montare una tenda dritta, sfogliare libri illustrati e gettarsi nelle
ceste dei mercati.
Se sedeva in certi scorci a Milano sapeva
raccontare a sé stessa stralci di vita che ora aveva lasciato andare, ma che
l’avevano emozionata, l’avevano scoperta e risvegliata.
Aveva condiviso fortemente, nonostante fosse
stata accusata di egoismo e insensibilità ricordava l’amore nel profondo e
conservava con il bene tutte le linee che le avevano disegnato addosso.
Solo due luoghi erano rimasti segreti.
Uno di questi ora le mancava.
Voleva prendere i propri piedi e andarci,
voleva annusare un po’ l’aria, stare seduta e guardarsi intorno.
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